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Avvicinare gratuitamente la psicologia al disagio diffuso

Mentre leggevo l’articolo pubblicato dal Mattino di Padova il 2 agosto, provavo profonda indignazione: «È morto soffocato dai rifiuti, dalle feci, dalla puzza. È stato trovato dopo più di una settimana dal decesso. È morto nell’indifferenza di tutti, fatta eccezione dei pochi vicini che in questi anni avevano tentato di aiutarlo». Dalla storia riportata e dalle immagini pubblicate dell’abitazione, letteralmente sommersa dai rifiuti, percepivo l’intenso dolore e la prolungata sofferenza psicologica provata da questa persona, per molti anni, fino alla sua morte, avvenuta in questo macabro contesto.
Ma come si può arrivare a questo? Il sig. Francesco Meneghetti, dopo aver perso il lavoro e la famiglia, ha perso anche l’interesse per le attività e per la vita in generale, ovvero ha cominciato acomportarsi in basea ciò che sentiva e che comprendeva attraverso la sua ragione. Gradualmente non è stato in grado di accedere alle risorse, ossia quelle capacità che già esistono all’interno della persona e che consentono di affrontare le differenti situazioni che si presentano nelle varie fasi dell’esistenza. Secondo l’approccio costruttivista-strategico, è patologico quel comportamento nel quale non vi è la possibilità di poter scegliere tra diverse risposte e presenta stereotipia, rigidità, ripetitività, ovvero in questo caso Francesco Meneghetti, ha rinunciato rigidamente a reinserirsi nel lavoro e ha rinunciato rigidamente a svolgere le normali attività quotidiane domestiche, ricreative o ludiche fino a chiudersi in una sorta di bozzolo che lui percepiva protettivo, ma che giorno, dopo giorno, è diventato una orrenda prigione nella quale ne è caduto e non si è più rialzato.
Senza voler entrare nel merito delle responsabilità, vorrei comunque ricordare che in Italia la salute è uno tra i diritti fondamentali dell’individuo ed è certo che Francesco Meneghetti si
trovava in uno stato di grave disagio mentale. Ciò, ci fa riflettere ed affermare che è sempre più sentita la necessità di avvicinare la psicologia, attraverso un servizio gratuito ed agevole, alla persona che presenta sintomatologie potenzialmente impedenti, ma che si trovano ancora nella fase di strutturazione iniziale, per trovare soluzioni rapide ed efficaci a problemi che possono capitare a tutti e che, pur non essendo gravi, difficilmente possono essere superati senza l’aiuto dell’operatore esterno.

Dott.ssa Gabriella Dal Monte
Psicologa – Componente Commissione del Consiglio Regionale, Ordine degli
psicologi del Veneto. Gruppo di Lavoro di Psicologia Giuridica

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