• Odontoiatria
  • Riabilitazione
  • Terapia del dolore
  • Chirurgia
  • Clinica
  • Trattamenti estetici
  • Radiologia
  • Esami strumentali e diagnostica

Mal di schiena: come riconoscerlo e come curarlo. Lo specialista risponde.

L’80% della popolazione mondiale è stata colpita almeno 1 volta nella sua vita dal “mal di schiena”, e proprio il mal di schiena è la prima causa di assenza dal lavoro, seguita dalle sindromi da raffreddamento. Ecco come si spiega perché molti medici specialisti se ne occupino, e si siano sviluppate numerose tecniche di diagnosi e cura di questo “male”. Cerchiamo però di capire un po’ di più di che si tratta.

La domanda che tutti i lombalgici si pongono è: ma guarirò? E in quanto tempo?

Buona notizia: la lombalgia acuta, cioè quella insorta improvvisamente in periodo di benessere, si risolve in più del 90% dei casi nel giro di 1 mese. Più filo da torcere è dato dalla lombalgia subacuta, cioè quella di durata dai 2 ai 6 mesi, e che colpisce il 4-7% della popolazione: essa si risolve totalmente solo nel 5% dei casi, e comporta un enorme costo sanitario, sia per la richiesta di indagini diagnostiche e di visite specialistiche, sia per la riabilitazione. La maggior parte di queste lombalgie subacute cronicizzano, ossia sono destinate a non risolversi totalmente, e ad essere “gestite” con cicli di riabilitazione ricorrenti.

Il mal di schiena è un problema “fisico” o “mentale”?

Purtroppo sia l’uno che l’altro. Partendo da una causa organica del dolore (cioè l’infiammazione di una struttura muscolo scheletrica o di una struttura nervosa), se il processo infiammatorio non si interrompe, si attivano una serie di circuiti neurologici che fanno proseguire il dolore a prescindere dalla risoluzione della sua causa. In parole povere il lombalgico viene coinvolto emotivamente dal dolore, e tende a diminuire le sue capacità motorie lavorative, sportive, sociali, a cambiare il suo aspetto estetico e a sentirsi un “disabile”. La chiave della gestione della lombalgia è il tempo e il rivolgersi ad un sanitario di fiducia in grado di prendersi carico del problema in toto, e non di limitarsi alla prescrizione di un anti-infiammatorio.

Quale è la causa del “mal di schiena”?

Questa domanda affligge e tormenta ogni paziente ma gli studi scientifici dimostrano che nell’85% dei casi NON si riesce ad individuare una causa specifica. Possiamo dire che le cause si dividono in 2 grandi categorie: cause meccaniche, cioè da riferire alle strutture della colonna vertebrale (ossa, muscoli, legamenti, nervi, vasi sanguigni, disco intervertebrale), e cause non meccaniche cioè da riferire a strutture diverse dalla colonna come tumori (in particolare le metastasi), infezioni, artriti, e tutte le problematiche internistiche che possono influire sulla colonna in modo riflesso (endometriosi, colon irritabile, calcolosi renale, etc).

E l’ernia discale?

Sorpresa: l’ernia discale è responsabile del 4-5% delle lombalgie. Mettiamo in chiaro una cosa: per ernia discale si intende la fuoriuscita del disco intervertebrale (ed in particolare del nucleo polposo) dalla sua sede, il quale disco va ad incunearsi a livello delle radici nervose che escono dalla colonna per formare i grossi tronchi nervosi dell’arto inferiore, in particolare il nervo sciatico. Esistono 3 livelli di patologia del disco: la protrusione (che non dà in genere nessun problema clinico rilevante), l’ernia discale, e l’ernia migrata (quando frammenti di disco si staccano e “migrano” verso l’alto o verso il basso).

Avere un’ernia discale significa avere mal di schiena per sempre?

NO. NO. NO. Ci sono ernie che non determinano mal di schiena. In genere la storia clinica dell’ernia è favorevole, cioè tende spontaneamente a disidratarsi nel giro di 2-3 anni, e a diminuire la compressione sulle radici nervose. Vanno operate con urgenza solo se vi sono segni di compromissione neurologica (perdita di forza o di sensibilità degli arti inferiori).

Bene. Allora cosa bisogna fare quando si ha mal di schiena?

Prima cosa. Cercare di mantenere la mobilità e non mettersi a riposo.

Seconda cosa. Rivolgersi al proprio sanitario di fiducia e spiegare per filo e per segno come è il mal di schiena, senza giungere a soluzioni avventate in autonomia, e ad autodiagnosi (mi si è infiammata la sciatica…). Compito del medico è stabilire prima di tutto se ci sono situazioni definite “red flags” cioè bandiere rosse che possano far sospettare una patologia importante come un crollo vertebrale, un tumore, un aneurisma dell’aorta.

Terza cosa. Se il dolore non recede nell’arco massimo di due settimane consultare un centro di Riabilitazione fornito di un team di professionisti che lavorano in collaborazione.

Quale terapia è veramente valida nel mal di schiena?

Non ci sono terapie valide a priori, in quanto ogni problema ha la sua soluzione. È per questo che deve esserci un medico, in genere un fisiatra o un ortopedico, a dirigere l’orchestra.

Come si procede dunque?

Il primo obiettivo è il controllo del dolore. Si può fare questo mediante i farmaci, presi per bocca o iniettati con varie tecniche (mesoterapia o infiltrazioni), mediante l’ozonoterapia, l’agopuntura, o le terapie fisiche (elettroterapia, Tecar, magnetoterapia). In genere non si utilizza il laser, né gli ultrasuoni, in quanto hanno aree di applicazione troppo piccole. Si può trarre beneficio anche da un massaggio o una mobilizzazione leggera, in mani esperte.

Il secondo obiettivo è il recupero della funzione e del movimento. Solo quando il dolore è un po’ diminuito è opportuno farsi “mettere le mani addosso” da un fisioterapista e cominciare a fare esercizio guidato. Le tecniche fisioterapiche sono varie e vanno dalle tecniche manuali, al trattamento mio fasciale, alla rieducazione posturale globale, all’osteopatia. Un buon fisioterapista è in grado di destreggiarsi a decidere di volta in volta la tecnica più idonea al momento terapeutico, oltre che insegnare le giuste misure ergonomiche nel quotidiano (come stare seduti, come dormire, come muoversi, quali sport evitare). Passata la fase di riabilitazione individuale la Back School ossia la ginnastica lombare di gruppo è la migliore attività di prevenzione delle riacutizzazioni della lombalgia, da fare per almeno 2 mesi consecutivi 2 volte l’anno.

Cosa non è raccomandato?

L’uso di corsetti lombari, che sono utili solo nelle lombalgie da crolli vertebrali o da osteoporosi;

Specifiche sedie o materassi;

Solette propriocettive o plantari correttivi, che sono da considerare strumenti “posturali” di mantenimento, e comunque da confezionare dopo la fase acuta;

Trattamenti manipolativi in presenza di sintomi neurologici

Quali sport evitare quando si ha mal di schiena?

Tutti gli sport “ad impatto”, cioè tutti gli sport in cui si salta e si corre. Bene le attività in acqua, purchè vengano evitati rana e delfino, e idrobike. Benissimo Nordic Walking. Esistono poi attività tipo Pilates riabilitativo, Pancafit, da riservare alla fase di mantenimento. È sempre però opportuno, in generale, fare sport limitandosi alle attività in cui non si avverte dolore.

 

Il nostro team

Dott.ssa Federica Corrà medico chirurgo, spec. in Medicina Fisica e Riabilitazione

Fisioterapisti: Dott. Giammarino Massimo, Dott.ssa Francesca Maggiore, Dott. Stefano Zogno (tecniche osteopatiche)

www.poliambulatoriosanfermo.it

Tel. 0429 4347

Print Friendly, PDF & Email