Bitest o DNA fetale: differenze, affidabilità e quale scegliere
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Bitest o DNA fetale: differenze, affidabilità e quale scegliere

L’inizio di una gravidanza porta con sé emozioni intense e, spesso, le prime scelte importanti. Una delle domande più frequenti che le future mamme ci rivolgono è: “qual è la differenza tra i test del primo trimestre?”, e in particolare tra il bitest e il test del DNA fetale.

Sono due esami diversi per modalità, affidabilità e costo, ma con un obiettivo comune: valutare la probabilità che il feto sia portatore di alcune anomalie cromosomiche, prima fra tutte la Trisomia 21 (Sindrome di Down). In questa guida, basata sulle linee guida del Ministero della Salute e della SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia), spieghiamo come funzionano, quanto sono affidabili, quando si eseguono e come orientarsi nella scelta, sempre con il supporto di una consulenza medica.

Che cosa sono i test di screening del primo trimestre

Prima di confrontarli, è importante un chiarimento che vale per entrambi: bitest e DNA fetale sono test di screening, non test diagnostici. Significa che stimano una probabilità di rischio, non forniscono una certezza. Un risultato che indica un rischio aumentato non è una diagnosi: per avere la conferma definitiva sono necessari esami diagnostici invasivi, come la villocentesi o l’amniocentesi.

Comprendere questa distinzione è il primo passo per vivere con serenità il percorso e per interpretare correttamente i risultati.

Il bitest (screening combinato): come funziona

Il bitest, o screening combinato del primo trimestre, è l’esame che incrocia i dati di un prelievo di sangue con l’ecografia della translucenza nucale. Il prelievo misura due valori ematici materni (free beta-hCG e PAPP-A), mentre l’ecografia valuta lo spessore di una particolare area a livello della nuca del feto.

La combinazione di questi dati, insieme all’età materna e all’epoca gestazionale, permette di calcolare un indice di rischio.

Affidabilità: Secondo i dati della Fetal Medicine Foundation, il bitest ha una capacità di identificazione delle principali anomalie cromosomiche, come la Trisomia 21, di circa l’85-90%.

Punto di forza: Oltre alla stima del rischio genetico, l’ecografia consente di valutare precocemente l’anatomia e la vitalità del feto, offrendo quindi un’informazione clinica più ampia rispetto al solo dato di rischio.

Il test del DNA fetale (NIPT): come funziona

Il test del DNA fetale, noto anche come NIPT (test prenatale non invasivo), analizza i frammenti di DNA di origine placentare che circolano naturalmente nel sangue materno. È sufficiente un semplice prelievo di sangue dal braccio della mamma, senza alcun rischio per la gravidanza.

Affidabilità: Studi pubblicati su riviste scientifiche di riferimento come The Lancet e l’American Journal of Obstetrics & Gynecology confermano una sensibilità superiore al 99% per la Sindrome di Down, con tassi di falsi positivi estremamente bassi (inferiori allo 0,1%).

Punto di forza: È il test non invasivo con la più alta accuratezza diagnostica oggi disponibile per le principali trisomie.

Bitest o DNA fetale: le differenze in sintesi

La differenza principale riguarda l’affidabilità: il DNA fetale offre un’accuratezza nettamente superiore al bitest per le principali trisomie. Il bitest, però, ha un valore aggiunto: l’ecografia, che permette di osservare precocemente lo sviluppo del feto e non solo di stimare un rischio cromosomico.

Anche il costo è diverso: il test del DNA fetale ha generalmente un prezzo più elevato rispetto al bitest, che in alcune condizioni e regioni può essere previsto con il ticket del Servizio Sanitario Nazionale. Per conoscere costi e modalità aggiornate è sempre opportuno informarsi direttamente presso il centro.

Resta valido, per entrambi, il principio di fondo: sono test che esprimono una probabilità. In caso di rischio aumentato, sarà il medico a indicare il percorso di approfondimento più appropriato.

Quando si fanno questi test

I tempi sono un altro elemento utile nella scelta. Il bitest si esegue in una finestra precisa, generalmente tra l’11ª e la 13ª settimana di gravidanza (più sei giorni), perché legata al momento in cui è possibile misurare correttamente la translucenza nucale con l’ecografia.

Il test del DNA fetale può essere effettuato un po’ prima, di norma a partire dalla 10ª settimana, e non richiede una preparazione particolare. Per il bitest, in genere, non è necessario il digiuno, ma è bene seguire sempre le indicazioni fornite dal centro che esegue l’esame.

Quale scegliere?

Non esiste una risposta valida per tutte: la scelta dipende dalla storia clinica di ogni donna e dal livello di approfondimento desiderato. Le linee guida del Ministero della Salute ricordano che, trattandosi di test di screening, la decisione va sempre condivisa con il proprio ginecologo, che valuterà l’età, gli eventuali fattori di rischio, i risultati di esami precedenti e le preferenze personali della coppia.

In alcuni percorsi i due esami non si escludono, ma si integrano: l’ecografia del bitest e l’elevata accuratezza del DNA fetale possono fornire, insieme, un quadro più completo. È il colloquio con lo specialista a definire la strada più adatta.

I test prenatali al Poliambulatorio San Fermo a Este

Lo screening prenatale è una scelta personale, che va sempre accompagnata da una consulenza medica. Presso il Poliambulatorio San Fermo di Este (PD), i nostri ginecologi sono a disposizione per spiegarvi ogni dettaglio, valutare insieme la vostra situazione e indicarvi il test più adatto, accompagnandovi in questo percorso con competenza e serenità.

Se desideri maggiori informazioni sul bitest, sul test del DNA fetale o vuoi prenotare una consulenza, contattaci: saremo felici di rispondere a ogni tua domanda.

Per maggiori informazioni sulla prestazione o per prenotare un appuntamento, contatta il Poliambulatorio San Fermo: il nostro staff è a disposizione per fornirti indicazioni su modalità di accesso, documentazione utile e percorso diagnostico.

Qual è la differenza tra bitest e test del DNA fetale?

Il bitest combina un prelievo di sangue con l’ecografia della translucenza nucale e ha un’affidabilità di circa l’85-90%.
Il test del DNA fetale analizza il DNA placentare nel sangue materno con una sensibilità superiore al 99% per la Sindrome di Down. Entrambi sono test di screening, non diagnostici.

Il bitest e il DNA fetale sono test sicuri per il bambino?

Sì. Entrambi prevedono solo un prelievo di sangue dalla mamma (e, per il bitest, un’ecografia) e non comportano alcun rischio per la gravidanza, a differenza degli esami diagnostici invasivi.

Quando si fa il bitest?

Generalmente tra l’11ª e la 13ª settimana di gravidanza (più sei giorni), per consentire la corretta misurazione della translucenza nucale.

Il bitest si fa a digiuno?

In genere non è richiesto il digiuno, ma è sempre consigliabile seguire le indicazioni specifiche del centro che esegue l’esame.

Un test positivo significa che il bambino ha un’anomalia?

No. Un risultato che indica un rischio aumentato non è una diagnosi: segnala solo una probabilità maggiore. La conferma si ottiene unicamente con esami diagnostici come villocentesi o amniocentesi, su indicazione del medico.

Il test del DNA fetale può sbagliare?

È il test di screening non invasivo più accurato disponibile, con falsi positivi inferiori allo 0,1%, ma resta comunque un test di probabilità: un risultato a rischio va sempre confermato con un esame diagnostico.

Quanto costano il bitest e il test del DNA fetale?

Il test del DNA fetale ha in genere un costo superiore al bitest. Costi e modalità (incluso l’eventuale ticket SSN per il bitest) variano nel tempo e per regione: contattaci per informazioni aggiornate.

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